Cronache dall’Auditorium (giovedì 15 ottobre)
Terzo giorno di Festa del Cinema, terzo giorno all’Auditorium. Il mantra di oggi sarà è qui che succedono le cose, perché è vero che la Festa è dislocata in diverse sale sparse per Roma, ma è in viale de Coubertin che si respira davvero l’aria da festival di cinema. Se vale davvero passare tante ore fuori casa, allora è il caso di farlo all’Auditorium perché, nel caso non l’abbiate ancora capito, è qui che succedono le cose.
Oggi il menu è intenso, tre film europei, il primo pasto in loco di questa edizione e, se c’è la possibilità, ho intenzione di scattare i primi ritratti della settimana per il progetto Film People. Insomma, c’è tanta carne al fuoco e sarebbe tutto stupendo se non stessi morendo di sonno già alle otto di questa mattina. Quando esco di casa, il concerto di Simon & Garfunkel a Central Park, che risuona nella mia auto, mi aiuta ad alleviare il rimpianto per la rimonta subita ieri sera ad opera del Real Madrid, un coltello che gira nuovamente nella piaga nel momento in cui la mia Panda rossa, Bobby Jean, passa davanti allo stadio Olimpico. Ma va tutto bene, c’è il sole e, sonno a parte, il mattino sembra essere carico di aspettative.
Alle 9 prendo posto nel Teatro Studio per il primo film macedone della mia vita, che mi permetterà di aggiungere un Paese a questa bella lista che ho cominciato a compilare un paio di anni fa, dove segnalo il mio film preferito per ogni Paese del mondo (una lista alla quale sabato potrò aggiungere anche un film del Kosovo!). Sono contento che a rappresentare la Macedonia del Nord ci sia il bellissimo Skateboarding is not for Girls di Dina Duma, che mi ha dato l’impressione, seppur vaga, di essere una sorta di Sognando Beckham diretto da Ken Loach (al posto del calcio c’è però lo skate, ma è un paragone un po’ forzato, lo ammetto). In una cittadina non precisata della Macedonia del Nord (ma potrebbe essere anche la capitale Skopje, per quel che ne so), una madre cerca di sbarcare il lunario crescendo da sola le due figlie adolescenti. La più piccola delle due è un’appassionata di skateboard, ma la vita si fa sempre più dura e la soluzione più immediata per alleggerire le spese e ottenere un gruzzolo importante sembra essere dare la figlia maggiore in sposa al rampollo di una ricca famiglia bulgara. La ragazza più giovane però, la skateboarder Adela, cerca allora di impegnarsi per risolvere le cose a modo suo. Difficile raccontare in poche parole tutte le sfumature, l’ironia, la sorellanza e la bellezza di un film piccolo, breve (1 ora e 20), ma ricco di grande cinema. Come dicevo ieri e ripeterò sempre: a un festival di cinema è fondamentale cominciare bene la giornata.

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Esco dalla sala alle 10.20 e ho la bellezza di quaranta minuti di tempo fino al prossimo film. Appena raggiungo l’area esterna, dove c’è il red carpet, vengo assalito dalle urla di un centinaio di ragazzini, che gridano all’unisono coprendo la voce di Pino Daniele diffusa dagli ingenui altoparlanti. Al confronto con ciò che trovo fuori, Jumanji era praticamente un film muto. Supero l’onda d’urto e riesco, come il capitano di una nave durante una tormenta, a raggiungere terra: in questo caso il bar esterno, su via Flaminia, dove posso mettere un tramezzino sullo stomaco. Sarà che ad aprire la giornata ci hanno pensato Simon & Garfunkel, ma il suono del silenzio offerto dal bar mi rimette in pace con l’universo. Dopo venti minuti, sono pronto per il prossimo film.
Il 27 luglio scorso, sul mio account twitter, scrivevo le seguenti parole: “Fatherland di Pawlikowski uscirà in sala il 16 ottobre, la Festa del Cinema di Roma comincia il 14. La sentite anche voi quest’aria di Polonia all’Auditorium intorno al 15 ottobre?“. Non solo ho azzeccato che il film sarebbe stato alla Festa del Cinema, ho indovinato anche il giorno! Alla ventunesima edizione, possiamo dire che questa è quella che si chiama esperienza. Alle 11 sono dunque in Petrassi per ammirare la Palma d’Oro per la migliore regia assegnata pochi mesi fa a Cannes. Fatherland, di Pawel Pawlikowski (che già era stato alla Festa del Cinema nel 2011 con La Femme du Vème), racconta il ritorno di Thomas Mann in Germania nel 1949, dopo l’esilio in California che lo scrittore si autoimpose dopo l’avvento del nazismo. La Germania postbellica tuttavia conserva ancora tracce di ciò che è accaduto pochi anni prima, in una storia che, pur raccontando diversi episodi pubblici, ha nel privato la vera forza, soprattutto nel rapporto con la figlia (Sandra Huller, sempre brava) e le divergenze con il figlio.
Nonostante il sonno, che incombe continuamente sui miei occhi come un pipistrello sui capelli, la meravigliosa fotografia in bianco e nero, una regia rigorosa, bellissima, e dialoghi di altissimo livello, mi hanno tenuto aggrappato allo schermo fino all’arrivo di un finale splendido. Siamo a quota due bei film nella stessa mattina e, per di più, due bei film sotto l’ora a mezza. Come dico alla mia vicina di posto, conosciuta qualche giorno fa durante la fila per il ritiro dell’accredito: “Se durano meno di 90 minuti già partono di default con un voto positivo”.

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Arriva l’ora di pranzo e, per la prima volta in questa edizione della Festa del Cinema, ho un’altra proiezione nel pomeriggio. Per questo motivo resterò a mangiare in zona e, come tradizione vuole, il primo pasto di ogni Festa del Cinema va consumato nella mitologica pizzeria salernitana sita nel Villaggio Olimpico, di cui tanti hanno sentito parlare e non tutti hanno capito dove si trovi. Mentre mi avvio, mi imbatto nel buon vecchio Giordano di Inglorious Cinephiles, che ha intenzione di pranzare a casa prima di andare al Cinema Giulio Cesare per il suo film pomeridiano. Gli intimo di restare all’Auditorium, perché come sapete benissimo anche voi, “è qui che succedono le cose”. Il mio ex padawan, conosciuto proprio anni fa a una delle prime edizioni della Festa, conferma il suo passaggio al lato oscuro, preferendo le comodità casalinghe e le proiezioni a distanza di metropolitana, al chiacchiericcio, al caos, al fervore e all’aria da gita scolastica che si respira all’Auditorium, di cui in passato è stato un assiduo frequentatore: “è qui che succedono le cose”, ripeto ancora una volta.
La margherita del salernitano è magica come la ricordavo, ed è la terza buona notizia di questa giornata. Sono carico, ho lo stomaco pieno, un’ora e mezza di tempo e una lavagnetta in mano: è tempo di aprire le danze con i primi ritratti del mio progetto fotografico Film People. Fermo un signore seduto in cavea, che ha tutta l’aria di essere uno che potrebbe scegliere un titolo interessante. Ho ragione: scrive Paris, Texas sulla lavagnetta, permettendo a un film che amo di entrare a far parte del progetto. Poco dopo, altre due ragazze si aggiungono alla serie (con due bellissimi film entrambi già scelti, ma non voglio spoilerare), permettendomi di chiudere la pausa pranzo con tre nuovi ritratti e di portare il totale delle foto di Film People a quota 255.
Dopo un’ultima breve chiacchierata cinefila con due amici, arriva finalmente l’ora del terzo e ultimo film di giornata: I See Buildings Fall Like Lightning, film britannico diretto da Clio Barnard, ennesimo colpo di fulmine di una giornata miracolosa. Siamo a Birmingham, dove cinque amici trentenni si incontrano per il compleanno di uno di loro e continuano poi a cercarsi e vedersi, nonostante la vita li abbia portati in direzioni diverse. Un inno alla working class britannica e all’amicizia tra ragazzi, tra pub e marciapiedi della città, confessioni e sogni di gioventù che si sono ormai spenti nel grigiore del quotidiano, dove la delusione ha preso il posto delle speranze. Non c’è paternalismo, non c’è retorica, c’è solo un racconto di grande umanità e un interessante accenno alla politica sociale, ambientato durante la crisi abitativa che qualche anno fa ha colpito il Regno Unito. Accompagnato da musiche bellissime (quando è partita Make Me Smile di Steve Harley stavo per alzarmi a cantare), il film di Barnard mi permette di chiudere la giornata con un en plein di film bellissimi che non capitava da tempo: è la conferma che quest’anno ci troviamo davanti a un’edizione con i fiocchi (e che finalmente, almeno per ora, ho imparato a scegliere bene i film da vedere!).

•••½
Domani è un giorno diverso dagli altri: è il mio compleanno. Congiunzioni astrali hanno voluto che non ci fosse niente di imperdibile all’Auditorium, quindi domani mattina, proprio io che rifuggo le sale esterne perché non è la che “succedono le cose”, me ne andrò di soppiatto al cinema Giulio Cesare a recuperare uno dei film più acclamati di questi primi giorni: Elsinore. Poi il pomeriggio sarò a Officine Fotografiche per l’inaugurazione di un festival di fotografia dove ho una foto in mostra e in finale del concorso per il terzo weekend consecutivo (mi stanno abituando bene). Sarà l’occasione di fare un brindisi prima di cenare con una bella carbonara. Domani la Festa, ridotta a un solo film al mattino, può anche prendersi una piccola pausa dalla mia presenza: sono sicuro che Jovanotti, che domani pomeriggio calcherà il red carpet, non si offenderà.
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