Posterabilia #9: Qualcuno volò sul nido del cuculo

So che vi era mancato. Parlo dell’appuntamento con “Posterabilia”, ovvero il giro del mondo attraverso le locandine dei film. La rubrica è stata purtroppo sospesa per un paio d’anni (clicca qui per vedere tutti gli altri speciali), ma a noi piaceva molto e forse è giusto darle nuova vita. Stavolta abbiamo deciso di fare il giro del mondo con un grandissimo capolavoro di Milos Forman: “Qualcuno volò sul nido del cuculo”, vincitore di 5 premi Oscar. Dopo “Jules e Jim”, “La finestra sul cortile”, “I 400 Colpi”, “Ladri di biciclette”, “Psycho” e “Il buono il brutto il cattivo”, “I sette samurai” e “Viale del tramonto”, questa volta ci dedichiamo ad un film leggermente più recente, il primo della serie ad appartenere agli anni 70.

La locandina originale statunitense vede il protagonista Jack Nicholson ringhiare sofferente, una posa che come vedremo non sarà però ripresa da nessuna delle immagini usate negli altri Paesi.

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I poster italiani, usciti dagli anni 60, hanno abbandonato le bellissime locandine dipinte che caratterizzavano le uscite cinematografiche del decennio precedente, per puntare su geometrie e grafiche decisamente più moderne. Quella usata per il film di Forman ne è un esempio: nella prima c’è Jack Nicholson all’interno di una spirale, una sorta di labirinto che mostra l’uscita, ma che ha bisogno di un lungo percorso. Nella seconda immagine il protagonista è triplicato in uno dei tanti momenti di folle allegria della pellicola: un’ottima locandina, già da sola capace di farci capire che il film al quale stiamo per assistere non è un film “normale”, ma folle.

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L’est europeo è sempre fonte di grande creatività grafica, almeno per quanto concerne la realizzazione dei poster cinematografici. Lo abbiamo visto nelle puntate precedenti e lo confermiamo adesso. Quelli di seguito sono il poster cecoslovacco e il poster polacco del film. Nel primo c’è ancora Jack Nicholson triplicato, ritagliato, incorniciato da un segno a penna rossa in un caso, indicato da tre frecce dello stesso colore. Come interpretare questa locandina? Quella polacca è ancora più bizzarra: il ritratto di Nicholson con una corona di cavi in testa, a richiamare l’immagine della corona di spine di Cristo, quasi ad annunciare l’arrivo di una sorta di “messia” all’interno del manicomio del film.

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I poster di lingua spagnola cambiano spesso stile e grafica (e anche titolo) quando c’è l’Oceano di mezzo. Si direbbe il caso della locandina spagnola e di quella sudamericana (probabilmente argentina) del film di Forman. Nella prima la testa di Nicholson è chiusa da un lucchetto all’interno del quale c’è una sorta di immagine di libertà. La libertà all’interno di un lucchetto: un ossimoro che sembra funzionare, se rapportato alla condizione del protagonista all’interno del film. Nella locandina sudamericana ci sono un paio di frame del film, uno è lo stesso ripreso dal poster italiano, l’altro è durante la partita di basket. Stavolta sul poster c’è anche Grande Capo.

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Come sempre chiudiamo la carrellata con l’immagine giapponese, probabilmente tratta dal dvd piuttosto che dalla locandina cinematografica originale, ma sempre poetica e molto bella. In basso c’è Jack Nicholson dietro la rete dell’ospedale, in alto c’è una corsa all’alba, o forse una fuga…

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Posterabilia #8: Viale del Tramonto

Dopo la pausa di ottobre dovuta al Festival di Roma, torna l’appuntamento mensile con “Posterabilia”, giunto al suo ottavo film (clicca qui per vedere tutti gli altri speciali). Stavolta abbiamo deciso di fare il giro del mondo con un grandissimo classico di Billy Wilder: “Viale del Tramonto”, candidato a 11 premi Oscar (e vincitore di ben tre statuette). Dopo “Jules e Jim”, “La finestra sul cortile”, “I 400 Colpi”, “Ladri di biciclette”, “Psycho” e “Il buono il brutto il cattivo” e “I sette samurai”, questo mese cominciamo il nostro giro attraverso le locandine dei film dagli Stati Uniti, con il poster originale di “Sunset Boulevard”, in cui il volto di Gloria Swanson/Norma Desmond giganteggia diabolicamente su Joe Gillis e Betty Schaefer (interpretati da William Holden e Nancy Olson), mentre una striscia di pellicola cinematografica è il pretesto grafico sul quale inserire il titolo del film (stessa locandina usata anche in Germania, come vedete).

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Il volto di Norma Desmond (sempre grande e in primo piano, quasi a ricordare le due battute più celebri del film a proposito della grandezza intatta della diva decaduta e di essere pronta per il primo piano…) che domina sulla coppia Joe-Betty torna in altre due locandine: come abbiamo visto in quella tedesca, identica in quasi tutto e per tutto a quella originale americana, ma soprattutto nel poster belga e in quello spagnolo, dove però il volto della diva è senza dubbio meno inquietante. Nella locandina belga inoltre c’è l’aggiunta del maggiordomo della diva, Max, interpretato dal regista Eric von Stroheim. In Spagna non c’è più la striscia di pellicola dove campeggia il titolo, e la locandina ha uno stile grafico sicuramente più classico.

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In Italia come sempre ci piace abbondare, e siamo riusciti a trovare ben quattro poster del film. Nei primi due vediamo i classici acquarelli utilizzati in moltissimi poster italiani del periodo, firmati dalla straordinaria mano del romano Ercole Brini, autore delle più belle locandine italiane degli anni 50 e 60. In questi due poster campeggia in solitaria Gloria Swanson, dominatrice totale della scena. Nelle altre due, una illustrata e un’altra composta da fotografie di scena sulle quali sono stati aggiunti colori, vediamo sia il solito tema con il volto di Norma Desmond e la coppia (più il maggiordomo a figura intera), e anche il suo inverso, con il volto di William Holden che domina Gloria Swanson (più un’anticipazione sul finale del film, già annunciato dalla prima scena e accennato sullo sfondo del poster).

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Ci siamo tenuti per ultime le tre locandine più curiose. Cominciamo da quella argentina, probabilmente la più brutta, con una foto della coppia composta da Joe e Betty in alto e il negativo del “triangolo amoroso” al centro del poster, con Holden che sembra voler cercare di fuggire dalle due donne. Torna in questo caso il tema della striscia di pellicola sul quale è stato inserito il titolo argentino (letteralmente “il declino di una vita”).

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La bellissima locandina francese ci mostra una Gloria Swanson magnifica a figura intera, accompagnata dal mezzo busto di Holden, intento ad ascoltare un suggerimento del maggiordomo Max. Sullo sfondo, bellissime scene illustrate raccontano momenti di lavoro su un fantomatico set cinematografico. Torna l’elemento grafico della pellicola, ma per quanto bella la locandina francese risulta un po’ fuorviante rispetto ai temi e all’atmosfera del film di Wilder.

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Chiudiamo con il poster più curioso, che come spesso accade ci giunge dall’est europeo, in questo caso dalla Polonia. Vediamo un’illustrazione che ci presenta Norma Desmond come una sorta di mitologica Medusa i cui capelli invece di essere composti da serpenti velenosi, sembrano essere rappresentati da frammenti di pellicola cinematografica, che le cadono dietro le spalle come vere e proprie ciocche di film. Idea assolutamente meravigliosa, capace di suggerire alla perfezione la potenza distruttiva della diva Norma Desmond.

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Posterabilia #7: I Sette Samurai

L’appuntamento mensile con “Posterabilia” arriva al numero 7 (clicca qui per vedere tutti gli altri speciali), e per festeggiare questo numero speciale stavolta faremo il giro del mondo con uno dei più grandi capolavori del regista giapponese Akira Kurosawa: “I sette samurai”, del 1954. Dopo “Jules e Jim”, “La finestra sul cortile”, “I 400 Colpi”, “Ladri di biciclette”, “Psycho” e “Il buono il brutto il cattivo”, questo mese partiamo dal Giappone il nostro viaggio attraverso le locandine dei grandi film del passato. Il poster originale di “Shichinin no Samurai” presenta Toshiro Mifune in tutta la sua grinta, circondato da immagini del film, dove spiccano i samurai in azione, una donna spaventata e l’arrivo dei predoni a cavallo.

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Prima di girare un po’ in Europa attraversiamo l’Oceano e andiamo a dare un’occhiata alla locandina statunitense, senza dubbio più sobria, ma anche più epica, con un caldo tramonto che illumina i sette samurai del titolo, guidati da un Toshiro Mifune concentrato e pronto all’azione.

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Eccoci dunque in Europa, dove da Paese a Paese, l’unico elemento ricorrente è la presenza del capo dei samurai in piena azione. L’unico poster a non seguire questo filo conduttore è, come al solito, quello italiano, dove a colpire sono soprattutto gli occhi spaventati di una contadina, mentre alle spalle del titolo infuria l’azione del contadini e dei samurai.

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Tutte le locandine, europee e non, che abbiamo trovato a proposito del film di Kurosawa, si sono affidate ad un’illustrazione per rappresentare il film. In Romania e in Germania il volto del protagonista è il tema principale del poster, ma se nel manifesto romeno la grinta di Mifune fa da sola il poster, in quello tedesco il volto del protagonista è accompagnato dalle sagome dei suoi sei compagni di avventura.

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Anche la locandina francese predilige il disegno del frame sul grido di battaglia di Mifune, circondando però il protagonista con un gruppo di predoni in arrivo, e con colori infernali quali il rosso e il nero a farla da padroni.

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Chiudiamo il nostro viaggio attraverso i poster de “I sette samurai” con le due locandine più particolari. In quella polacca un personaggio non proprio identificabile (anche se ovviamente si dovrebbe riferire al protagonista) si trova in piena azione sotto una pioggia di frecce e un cimitero di katane; in quella spagnola, probabilmente la meno bella, il protagonista sembra danzare sul villaggio dei contadini, spada in mano.

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Posterabilia #6: Il buono il brutto il cattivo

Dopo la pausa estiva e la chiusura forzata del blog (non per ferie, per carità, ma per assenza di materiale nei cinema), torna come ogni mese l’appuntamento con Posterabilia, la rubrica dedicata ai poster internazionali dei film che hanno fatto la storia del cinema. Dopo aver girato il mondo grazie alle locandine di “Jules e Jim”, “La finestra sul cortile”, “I 400 colpi”, “Ladri di biciclette” e “Psycho”, è il momento di dedicarci ad uno dei migliori film western di sempre (e forse uno dei migliori film dell’intera storia del cinema): “Il buono il brutto il cattivo”, immortale capolavoro di Sergio Leone, che a luglio abbiamo avuto la possibilità di rivedere sul grande schermo in versione restaurata. In quasi tutte le locandine troviamo i tre protagonisti del titolo, e i manifesti italiani con cui apriamo la rubrica questo mese non fanno eccezione.

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In Spagna, dove il film è stato girato, troviamo due locandine completamente differenti non solo da quelle italiane, ma anche tra di loro. Nella prima troviamo i soliti tre accompagnati dalla bandiera statunitense e da una scena di battaglia che rimanda subito alla guerra civile americana, teatro delle vicende della pellicola. Nella seconda c’è il solo Tuco (il brutto) che urla mentre il suo collo è circondato da quel cappio che spesso troveremo nel film. Sotto il suo volto, un’altra scena di battaglia.

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Restiamo in Europa. Francia e Germania ci propongono due locandine ancora differenti: i transalpini si affidano a tre bellissimi ritratti dei tre personaggi principali, circondati dalle onnipresenti scene di guerra e stavolta anche da un richiamo al triello finale. La Germania invece pone in primo piano Clint Eastwood e Lee Van Cleef, mentre Tuco è relegato in un frame del film montato all’interno del cappello dello stesso Eastwood.

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Gli Stati Uniti, dove il film ha avuto un successo clamoroso, presentano una locandina con il buono, il brutto e il cattivo in figura intera, ancora una volta accompagnati da una scena di battaglia (e stavolta anche da un cannone, al fianco di Eastwood). Gli attori sono nelle stesse pose che saranno riprese poi dal poster danese, che però non propone scene di guerra, e pone i tre personaggi su uno sfondo astratto, totalmente rosso.

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Ci spostiamo verso l’Est europeo. In Grecia e in Turchia il film è stato presentato da due poster ancora differenti: il primo in bianco e nero, con il ritratto dei tre protagonisti e un frame della pellicola, mentre nel secondo troviamo un disegno (non particolarmente bello, soprattutto per quanto riguarda il povero Van Cleef), in cui i tre personaggi sono separati da un braccio in fondo al quale c’è una pistola.

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Restiamo nell’Europa dell’Est, con le locandine di due dvd, il primo proveniente dalla Repubblica Ceca, il secondo dall’Ungheria: il poster del dvd ceco propone il solo Clint Eastwood in una delle sue pose più celebri, con cappello, sigaro e poncho. Nella locandina del dvd ungherese troviamo i tre personaggi immersi tra le sfumature di un tramonto infuocato (che non riusciamo a spiegarci come sia finito su questo poster).

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Ci spostiamo dal tramonto “ungherese” al Paese del Sol Levante: le locandine giapponesi come sempre sono bellissime, e anche stavolta non fanno eccezione. Nella prima troviamo un rimando al triello finale, con la pistola in primo piano, nella seconda c’è un montaggio di varie componenti: dai ritratti dei tre personaggi al cappio, dal triello ad un’immagine di una città western.

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Chiudiamo con una chicca: la locandina originale affissa in Brasile al tempo dell’uscita del film, un bianco e nero in cui troviamo i tre personaggi armati, pronti a sparare. Troviamo anche il nome del cinema e gli orari in cui veniva proiettato! L’ennesimo Paese in cui “Il buono il brutto il cattivo” ha raccolto un successo sensazionale, come era giusto che fosse.

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Posterabilia #5: Psycho

Come ogni mese eccoci all’appuntamento con Posterabilia, il giro del mondo attraverso le locandine dei grandi classici del cinema. Dopo aver girato il globo grazie ai poster di “Jules e Jim”, “La finestra sul cortile”, “I 400 Colpi” e “Ladri di biciclette”, torniamo ad occuparci di Alfred Hitchcock e di uno dei film più celebri dell’intera storia del cinema, “Psycho”. Le locandine che vedremo di seguito hanno tutte più o meno in comune il personaggio di Norman Bates, in una delle indimenticabili pose di Anthony Perkins, ma vedremo spesso anche Janet Leigh, Vera Miles e addirittura lo stesso Hitchcock. Ma procediamo con calma: per cominciare ecco la locandina originale statunitense, che cerca di fuorviare il pubblico mettendo in primo piano la star Janet Leigh e in piccolo Anthony Perkins e John Gavin.

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La posa dell’attrice viene ripresa anche dalla locandina francese e da quella russa, che si somigliano anche graficamente, visto che entrambe introducono anche la posa più celebre di Perkins e Vera Miles (in pose però differenti). John Gavin invece resta presente soltanto sul poster francese.

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La Germania mantiene sulla locandina soltanto il volto spaventato di Anthony Perkins, ma in secondo piano: a vedersi è soprattutto la sua mano, forse un richiamo alla celebre locandina di “M il mostro di Dusseldorf”? Ci piace pensare di sì, visto che si tratta comunque di due pellicole che parlano di assassini. Si tratterebbe di una mossa commerciale che gioca sul richiamo inconscio al capolavoro di Lang, senza dubbio una strategia intelligente.

Psycho Germania

Nella locandina israeliana ritroviamo la povera Marion Crane, stavolta impegnata a lanciare un urlo lancinante, mentre l’inquietante Norman Bates impugna un coltello sotto lo sguardo obliquo del regista Alfred Hitchcock. Una grafica senza dubbio originale, tra il nero della paura e il rosso del sangue.

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Il premio originalità lo diamo alla locandina italiana e soprattutto a quella dell’ormai ex-Cecoslovacchia. Noi come al solito a quei tempi ci differenziavamo dal resto del mondo mostrando nelle locandine delle splendide illustrazioni, anche in questo caso non siamo stati da meno. Sul nostro poster c’è una spaventatissima Janet Leigh/Marion Crane che è letteralmente finita tra le mani di un misterioso Anthony Perkins/Norman Bates. Sul poster cecoslovacco troviamo il celebre frame con la silhouette dell’antagonista fuori dalla casa del mistero, il tutto sormontato da un montaggio grafico decisamente curioso.

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Infine le locandine di lingua spagnola. Tra la penisola iberica e il continente latino americano si sono sbizzarriti tra disegni, frame originali tratti dal film e due diverse pose di Alfred Hitchcock, soprattutto nel poster spagnolo, dove il regista intima il silenzio a chi la osserva.

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Posterabilia #4: Ladri di Biciclette

Anche questo mese torna l’ormai tradizionale appuntamento con la rubrica dedicata alle locandine dei film. Dopo aver girato il mondo attraverso i poster di “Jules e Jim”, “La finestra sul cortile” e “I 400 colpi”, stavolta è il momento di scoprire i manifesti di uno dei film italiani più belli di sempre, “Ladri di biciclette” di Vittorio De Sica. Praticamente tutti i poster di questo film, a parte quello statunitense (che vedremo dopo), hanno come protagonisti Antonio Ricci (Lamberto Maggiorani) e il piccolo Bruno (Enzo Staiola). Come si usava a quei tempi, tutti i manifesti del film sono disegnati, anche se riprendono spesso le scene del film. Indimenticabile il poster italiano, disegnato dal celebre illustratore Ercole Brini, che vede un determinato Antonio, un sofferente Bruno e, sullo sfondo, il ladro e la città.

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Molto diversi tra loro invece i due manifesti visti in Francia: nel primo vediamo Antonio e Bruno quasi rassegnati, seduti sul marciapiede, dove il padre ripensa a quando possedeva la bicicletta (l’immagine felice in alto è praticamente una vignetta che riflette i pensieri del protagonista). Nel secondo invece troviamo sempre Antonio e Bruno a piedi per la città, mentre sulle loro spalle incombe il pensiero del ladro sulla bicicletta.

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Praticamente identico al secondo poster francese anche il manifesto danese del film, in cui cambia praticamente soltanto il titolo.

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Restiamo in Europa. Le locandine provenienti da Austria e Turchia vedono tre elementi comuni: Antonio, Bruno e la bicicletta. Ma se nel poster austriaco la bici è in mano ad Antonio, in quello turco il protagonista corre verso il fantasma di essa, verso il suo pensiero, verso la speranza di ritrovarla. Bruno invece in entrambe le occasioni è presente ma pieno di insicurezza.

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In Polonia lo stile è totalmente diverso da tutti gli altri. Innanzitutto lo stile del disegno, non più realizzato con gli acquerelli, ma con colori più netti e più vivi. Quindi la scena: quella di Bruno sembra essere una fotografia di scena ritagliata per la locandina, Antonio è appena accennato con una silhouette impegnata ad affiggere un manifesto con il titolo del film, mentre sullo sfondo l’ombra del ladro corre su un Lungotevere immaginario.

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Attraversiamo l’oceano e vediamo come i manifesti hanno pubblicizzato il film in Argentina e negli Stati Uniti. Il primo è piuttosto fuorviante, con un Antonio Ricci furibondo che tiene in mano un bastone mentre la folla lo circonda, mentre Bruno è come al solito seduto sul marciapiede. Quello statunitense invece mette da parte i protagonisti per concentrare la sua promozione sul Premio Oscar conquistato dal film, con la statuetta in primo piano e la scritta che annuncia la vittoria del premio quasi più grande del titolo del film.

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Posterabilia #3: I 400 Colpi

Come ogni mese si rinnova l’appuntamento dedicato a Posterabilia, la rubrica che ci fa viaggiare intorno al mondo attrtaverso le locandine dei grandi classici del cinema. Dopo aver scoperto i poster di “Jules e Jim” e quelli ancora più sorprendenti de “La finestra sul cortile” di Alfred Hitchcock, torniamo a Truffaut e al suo film d’esordio, nonché uno dei suoi capolavori: “I 400 colpi”. Il protagonista di ogni poster, neanche a dirlo, è ovviamente Antoine Doinel, il personaggio interpretato da Jean Pierre Leaud, che domina sui poster di ogni nazione, ma in pose e in situazioni spesso differenti. Il poster originale francese richiama il finale del film, con Antoine sulla spiaggia, al termine della sua fuga.

400 franciaLa locandina originale è ripresa anche in Sudamerica e in Spagna, dove troviamo Antoine nella stessa posa, ma con una grafica più o meno differente. Qui possiamo vedere il poster brasiliano (il più simile all’originale), quello argentino e quello spagnolo.

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Il poster tedesco e quello romeno sono gli unici ad usare dei veri fotogrammi del film, e non ai disegni, come abbiamo visto fin qui e come vedremo in seguito. C’è sempre Antoine Doinel, ma in altre immagini troviamo anche i suoi genitori e, nel poster tedesco, altre situazioni tratte dal film.

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Tre disegni completamente differenti per grafica e stile si alternano nelle locandina danese, italiana e in quella statunitense. Nella prima ritroviamo il tema del mare, con le onde in primo piano, e sullo sfondo c’è un accenno al bacio tra la madre di Antoine e il suo datore di lavoro. Quella italiana ci mostra Antoine in tutta la sua spaesatezza e la sua paura, mentre quella statunitense ci mostra il piccolo protagonista rimproverato dal padre e, in alto, Antoine dietro le sbarre.

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Il bacio adultero che fa crollare le certezze di Antoine torna in primo piano nella locandina turca, alternando il bianco e nero dei due adulti con il rosso fuoco del titolo e della giacca del protagonista.

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Totalemente differenti da tutti i poster visti sinora sono quelli provenienti da Polonia e Russia: nel primo c’è un gioco di grafica che letteralmente spezza il viso del protagonista, nel secondo invece c’è un disegno (non troppo somigliante a dire la verità) che sottolinea il dramma nell’espressione di Antoine.

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Se quello polacco e quello russo sono probabilmente i poster meno belli, chiudiamo questo viaggio intorno al mondo attraverso le locandine de “I 400 colpi” con i poster più belli, ovvero i tre manifesti realizzati per l’uscita giapponese. Ognuno si differenzia dall’altro per disegno e stile, ma i colori, la grafica, la bellezza del tratto rendono i tre poster giapponesi una vera perla all’interno di questo viaggio cinematografico.

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Posterabilia #2: La finestra sul cortile

Torna la rubrica mensile dedicata alle locandine e ai grandi classici del cinema. Dopo aver viaggiato intorno al mondo attraverso i poster di “Jules e Jim”, oggi ci occupiamo di uno dei film più belli di sempre: “La finestra sul cortile” di Alfred Hitchcock. L’immagine ricorrente nelle locandine di questo film vede tre elementi su tutti: James Stewart, la splendida Grace Kelly (sempre posta alle sue spalle e mai sullo stesso piano, tranne in una delle locandine russe) e il binocolo, che sottolinea l’attività voyeuristica del protagonista.

La locandina originale statunitense pone in predominanza il palazzo di fronte, l’oggetto dello sguardo del protagonista, e soltanto in basso, più piccoli, i due personaggi.

finestra usaQuesta scelta non è stata ripresa da nessun altro poster straniero, anche se tuttavia il motivo del palazzo ricorre piuttosto spesso. Nella locandina belga il palazzo è posto sullo sfondo, dietro i due personaggi che però sembrano guardare altrove, mentre nel poster francese il palazzo e le finestre di fronte sono sfumate sulla destra, sottolineate dallo sguardo sospettoso di James Stewart e di Grace Kelly.

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Nel poster austriaco il tema del palazzo di fronte torna all’interno di una sagoma minacciosa, mentre in quello tedesco scompare del tutto, lasciando spazio a tutt’altra sagoma, quella del regista Alfred Hitchcock, preponderante rispetto ai due personaggi, circoscritti all’interno della finestra del titolo.

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Le locandine utilizzate in Danimarca e in Spagna mettono invece in primo piano soprattutto i due protagonisti, le cui immagini dominano su tutto il resto. In entrambe le finestre di fronte si possono però trovare nel riflesso delle lenti del binocolo.

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Una delle due locandine uscite in Russia riprendono lo stesso disegno di quella belga, mentre l’altra è l’eccezione rispetto a tutte le altre: non c’è il binocolo, Grace Kelly è addirittura posizionata davanti a James Stewart, le finestre sullo sfondo rappresentano varie immagini di scena, ognuna colorata in maniera differente.

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E in Italia? Noi come al solito cerchiamo di essere originali e addirittura in una delle due locandine italiane c’è un clamoroso spoiler. Averardo Ciriello, illustratore piuttosto celebre negli anni 60 e 70, inserisce nel poster una delle immagini finali del film, quella dello scontro tra il protagonista e l’assassino. Più sobria e soprattutto meno rivelatrice la seconda locandina italiana, con un’illustrazione raffigurante i due personaggi e il solito binocolo.

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Posterabilia #1: Jules e Jim

Inauguriamo oggi  un nuovo spazio dedicato alle locandine e ai poster dei grandi classici del cinema. Apriamo questa nuova rubrica con uno dei film più amati dagli appassionati di cinema di tutto il mondo, “Jules e Jim” di François Truffaut, di cui molti cinefili probabilmente posseggono un poster appeso in camera (compreso chi scrive, e addirittura anche Tom Cruise in “Vanilla Sky”). Il poster di questo film, nei vari Paesi del mondo, si divide in diverse categorie: quello più celebre vede il sorriso di Jeanne Moreau protagonista assoluto, ma non mancano i poster che vedono i tre personaggi del film nella scena più memorabile, quella della corsa sul ponte. Altri poster invece si differenziano totalmente per stile, colori, immagine e disegno.

La locandina francese è quella che poi è diventata la più famosa, ripresa in questi anni anche dalle edizioni in dvd di mezzo mondo. L’immagine, colorata a mano sopra la foto originale, vede Jeanne Moreau sorridere in una delle scene del film.

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La figura della splendida protagonista trova spazio anche nel poster statunitense e in quello italiano dell’epoca (firmato da uno dei grandi disegnatori di quel periodo, Ercole Brini, autore delle più belle locandine di film italiani che il cinema ricordi). Nel poster degli Stati Uniti troviamo il volto di Jeanne Moreau ridotto all’essenziale: occhi, naso e bocca. In quello italiano invece la troviamo distesa con in mano le fotografie dei suoi compagni d’avventura.

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Dimentichiamo per un momento le locandine disegnate, sulle quali torneremo tra poco, e passiamo ad un altro tipo di locandine, che in questo caso usano un’immagine di scena del film stesso. La famosa corsa sul ponte, uno dei fotogrammi più celebri dell’intera storia del cinema, è stata ripresa dalle locandine ungheresi, spagnole e tedesche (anche se in Germania era molto più diffusa la locandina disegnata che vedremo dopo).

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Torniamo ai disegni, come dicevamo. Il triangolo amoroso (e anche geometrico, in alcuni casi) è il protagonista di alcune delle versioni europee: quella austriaca, la versione tedesca più diffusa e anche in quella danese, dove vediamo i tre protagonisti del film disegnati per l’occasione. Il motivo del triangolo è presente anche nella locandina della Repubblica Ceca. Tutte e quattro queste locandine si differenziano totalmente da quella francese originale e anche da quelle che si sono ispirate alla scena del ponte.

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Ecco invece le due versioni del poster Giapponese: la prima, la più diffusa, ha come immagine i tre protagonisti in una delle scene del film; la seconda invece cambia stile e tende soprattutto a sottolineare il dramma amoroso.

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Chiudiamo infine questo viaggio tra le locandine di “Jules e Jim” con una seconda versione del poster italiano originale (anche questa disegnata a mano da Ercole Brini, che stavolta richiama la corsa sul ponte) e con il poster per il cinquantesimo anniversario del film, uscito nuovamente nei cinema francesi nel 2012, con una bellissima immagine di Jeanne Moreau.

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