Viaggio nel cinema sudcoreano

Il trionfo di “Parasite” agli Oscar ha rilanciato nuovamente la Corea del Sud come una delle più importanti cinematografie mondiali. Certamente non c’era bisogno dell’immenso film di Bong Joon-ho per ribadire questo concetto, ma è senza dubbio un’occasione per recuperare alcuni titoli che ci sono sfuggiti. Sono particolarmente tre i registi che portano avanti la bandiera del grande cinema nel Paese asiatico: il già citato Bong Joon-ho, Park Chan-wook e Kim Ki-duk, ma dietro di loro c’è una fila di grandissimi cineasti emersi negli ultimi decenni. Andiamo a vedere quali sono i titoli più importanti di una cinematografia da (ri)scoprire.

Cominciamo dai tre registi principali: Kim Ki-duk è universalmente riconosciuto come uno dei grandi maestri del cinema della Corea del Sud grazie al magnifico Ferro 3 (2004, Leone d’Argento a Venezia), probabilmente il suo film più bello. Dello stesso regista vanno citati La Samaritana (2004, Orso d’Argento a Berlino), Pietà (2012, Leone d’Oro a Venezia) e il magnifico Primavera, estate, autunno, inverno… e ancora primavera (2003). Il suo ultimo film uscito in Italia è il bellissimo Il prigioniero coreano (2018). Il suo collega Park Chan-wook è divenuto invece celebre per la meravigliosa trilogia della vendetta, che ha trovato il suo apice nel capolavoro Old Boy (2003, Grand Prix della giuria a Cannes), film centrale di un trittico iniziato nel 2002 con Mr. Vendetta e chiuso nel 2005 con il bellissimo Lady Vendetta. Dello stesso regista vanno segnalati altri due film magnifici: Sono un cyborg ma va bene (2006), surreale storia romantica all’interno di un ospedale psichiatrico, e soprattutto lo straordinario Thirst (2009, anch’esso premio della giuria a Cannes), storia di un sacerdote devotissimo divenuto vampiro in seguito ad una trasfusione. Il suo ultimo film, finora, è Mademoiselle (2016), presentato a Cannes.

Passiamo adesso a Bong Joon-ho, sulla cresta dell’onda per i quattro bellissimi Oscar appena vinti con lo spettacolare Parasite. Chi mastica un po’ il cinema asiatico avrà sentito parlare del regista già nel 2003 grazie al meraviglioso Memorie di un assassino, proposto nei cinema italiani proprio in questi giorni (film imperdibile). Da citare assolutamente anche Madre (2009, presentato in Un Certain Regard a Cannes) e i suoi film in lingua inglese Snowpiercer (2013) e Okja (2017, prodotto da Netflix).

Al di là dei tre maestri, ci sono moltissimi altri film sudcoreani da vedere assolutamente per approfondire una delle più maestose cinematografie mondiali. Ad esempio il recentissimo Burning (2018, presentato a Cannes e tratto da un racconto di Murakami), di Lee Chang-dong, incentrato su una ragazza scomparsa. Dello stesso regista è consigliabile anche Poetry (2010), vincitore a Cannes per la migliore sceneggiatura. Se preferite invece un horror fatto davvero bene, non potete proprio perdervi Train to Busan (2016) di Yeon Sang-ho, uno spettacolare viaggio in un treno pieno di zombi. Kim Ji-woon si è invece fatto notare con tre film in particolare: Bittersweet Life (2005), dove il braccio destro del boss deve sorvegliare la donna di lui, di cui però si innamora; Il buono, il matto, il cattivo (2008), un omaggio pop e fumettistico al western di Sergio Leone; I saw the devil (2010), storia di una vendetta piuttosto originale. Last but not the least, in questa lista di gioielli non può mancare The Housemaid (2010) di Im Sang-soo, remake dell’omonimo film del 1960 di Kim Ki-young (che però non ho avuto modo di vedere).

Bonus track: non è un film sudcoreano perché è una produzione statunitense a tutti gli effetti, ma il regista Kogonada è nato in Corea del Sud e il suo film d’esordio, presentato al Sundance, è davvero molto bello: sto parlando di Columbus (2017).

In questo approfondimento sul cinema sudcoreano ho sicuramente dimenticato o tralasciato qualche titolo probabilmente all’altezza di quelli già citati. Se vorrete aiutarmi nell’arricchire questo articolo, aggiungete i vostri titoli tra i commenti, perché chi scrive è sempre il primo a dover scoprire qualcosa di nuovo e spesso ciò accade grazie a voi (è stato proprio uno dei miei lettori qualche anno fa a consigliarmi “Memorie di un assassino”, tramite la pagina Facebook del blog). Non accontentatevi del solo “Parasite” dunque: il capolavoro di Bong Joon-ho è solo la punta di un iceberg composto di film meravigliosi.

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