Top 20 – I Miei Film del 2023

Come ogni anno, dopo la grande corsa ai recuperi di fine dicembre, siamo giunti ad una più o meno soddisfacente decisione su quali sono o penso che siano i 20 film che più mi sono piaciuti di questo 2023. Come ribadito nel titolo, si tratta dei miei film preferiti e non dei migliori film, perché è bene ricordare che la lista in questione non si erge a verità assoluta sulle opere più belle uscite quest’anno, ma elenca semplicemente i 20 titoli più amati dal sottoscritto. Quindi non gridate allo scandalo se non trovate il vostro film preferito, può essere che, pur riconoscendone l’ottima fattura, mi sia piaciuto meno rispetto ad un film magari meno perfetto ma più emozionante (oppure un altro motivo per cui manca potrebbe essere che non l’ho proprio visto, in tal caso vi invito a scrivere nei commenti ogni suggerimento atto a colmare le mie tante lacune).

Ricordo come sempre che in classifica compaiono solo film distribuiti in Italia (al cinema o in esclusiva streaming) nel 2023, anche se sono stati presentati in qualche festival negli anni precedenti. La discriminante è sempre stata questa, dal 2008 a oggi e non è cambiata. A presentare questa sedicesima edizione della Top 20 quest’anno troviamo Toshiro Mifune, straordinario protagonista de La Sfida del Samurai (Akira Kurosawa, 1961).

Fatte le doverose premesse del caso (a- Miei film preferiti, non migliori film in assoluto e b- solo film distribuiti in Italia nel 2023), prima di lasciarvi ai titoli della Top 20 ci tengo a sottolineare che ovviamente non è stato possibile vedere tutto ciò che è uscito durante l’anno solare e che quindi, come sempre, è una classifica molto parziale che si fa più per gioco che per reale utilità. Apriamo le danze dunque e, mi raccomando, fatemi sapere anche le vostre scelte!

20- L’Innocente (L’Innocent, Louis Garrel)
Louis Garrel dirige e interpreta se stesso in una commedia piacevolissima, con il protagonista alle prese con sua madre e il nuovo marito di lei, un ex galeotto, che secondo il giovane esercita ancora la professione criminale. Irresistibile soprattutto nella prima parte, è uno dei film più simpatici e divertenti visto al cinema quest’anno. Per la cronaca: Noemie Merlant è meravigliosa.

19- The Killer (David Fincher)
Sono poche le certezze della vita. Una è che quando David Fincher fa un film, bisogna vederlo. Fassbender è un assassino a pagamento al quale è stato commissionato un lavoro a Parigi. Il lavoro non va secondo i piani e la situazione precipita. Scritto benissimo, con almeno due sequenze meravigliose (quella iniziale e quella con Tilda Swinton). Forse un po’ troppo frammentato a causa dei continui cambi di location e su certe cose non è particolarmente originale, ma ci sono comunque delle idee stupende. Splendida la colonna sonora con i successi degli Smiths.

18- The Old Oak (Ken Loach)
Ma quando Ken Loach non ci sarà più, chi li farà più i film di Ken Loach? Stavolta il regista britannico, da sempre vicino alle cause degli “ultimi”, incentra il racconto in un piccolo villaggio del nord dell’Inghilterra, dove l’unico pub del paese è il legame, a tratti debole, tra gli abitanti del posto e un gruppo di rifugiati siriani, da poco arrivato in città. Come al solito Loach mette al centro della storia l’umanità, cercando di creare un ponte tra le persone, consolandoci come un abbraccio nella tempesta, come un plaid di lana soffice durante l’inverno più rigido.

17- Animali Selvatici (R.M.N., Cristian Mungiu)
Quando il laboratorio che fornisce il pane a un paesino della Romania assume tre lavoratori cingalesi, gran parte del villaggio scatenerà la sua xenofobia e il suo malcontento nei confronti dei tre stranieri e di coloro che li hanno assunti. Lo stile di Mungiu, come al solito, non permette di sbattere le ciglia: ne è massimo esempio un piano sequenza a inquadratura fissa (marchio di fabbrica del regista romeno) della durata di 17 minuti, nel quale dialogano, litigano e interagiscono ben 26 personaggi, ovvero gran parte della comunità che avevamo imparato a conoscere nella prima – più compassata – parte del film. Strepitoso.

16- Tar (Todd Field)
Dopo sedici anni dal suo ultimo film, Todd Field torna dietro la macchina da presa per una storia incentrata su una compositrice e direttrice d’orchestra famosissima e ricercata, Cate Blanchette (qui alla sua migliore interpretazione di sempre). Un personaggio egocentrico, accentratore, manipolatore, ma anche un’artista eccezionale, straordinaria, all’apice di una magnifica carriera. Un magnifico saggio sugli effetti del potere e di come esso possa generare impulsi pericolosi e predatori in chi lo detiene.

15- La Chimera (Alice Rohrwacher)
Alice Rohrwacher realizza probabilmente il suo film più bello, ancora una volta nella splendida Tuscia, con al centro sempre personaggi bizzarri, quasi surreali, un gruppo di persone che forse neanche sappiamo che esistono e che invece sono là, a svolgere un’occupazione antichissima: il tombarolo. Il coro di personaggi dei film della regista umbra è sempre un insieme di ispirazioni magiche, di folle e strepitosa umanità. Stavolta al centro della vicenda c’è un gruppo di pezzenti dai sogni d’oro, che cerca e rovista in tombe vecchie più di due millenni per riportare alla luce reperti da contrabbandare, con cui poter andare avanti. Anche l’archeologia ha un suo lato oscuro. Da applausi.

14- Io Capitano (Matteo Garrone)
Gli adolescenti Seydou e Moussa, cugini, vivono in un villaggio del Senegal fin quando, messi da parte un po’ di soldi, fuggono all’insaputa delle loro famiglie in cerca di un futuro migliore: l’Europa. Il lunghissimo viaggio però sarà irto di pericoli e di incontri, al posto del sogno prende posto ora una necessità ben diversa, la sopravvivenza. Un film attuale come pochi altri, che racconta qualcosa che non molti avevano trovato il bisogno di raccontare, mai nessuno forse con questo coraggio, questa cruda bellezza e così tanta umanità. In due ore troviamo i motivi per cui sentirsi a disagio in questo mondo, ma anche quelli per abbracciare bontà ed empatia.

13- The Whale (Darren Aronofsky)
Brendan Fraser è un insegnante che tiene corsi di scrittura creativa online e che non esce mai dal suo appartamento a causa della sua invalidante obesità. Ed è proprio dal salotto di casa, centro del suo mondo, che deve riallacciare i rapporti con la figlia, un’ adolescente da incubo (che brava Sadie Sink!). Gli occhi di Brendan Fraser recitano quasi da soli: i guizzi di tenerezza, l’ironia, la pazienza di chi non ha quasi più nulla da aspettarsi dalla vita, la passione per il suo lavoro, per la poesia, per la scrittura (dei suoi studenti, ma soprattutto di sua figlia). Il suo è uno di quei personaggi che restano attaccati alle viscere.

12- Barbie (Greta Gerwig)
Da che mondo è mondo l’arte (non solo cinematografica) si pone come obiettivo ultimo quello di cogliere lo zeitgeist, lo spirito del tempo che vive. E un film come questo, che può apparire infantile solo a chi giudica le pellicole dai trailer o dai campioni dei luoghi comuni, è uno di quei film che possono segnare un’epoca, possono raccontare ai posteri cos’era il mondo nel 2023 e che direzione stava cercando di prendere. Greta Gerwig e Noah Baumbach sono riusciti dunque a realizzare un film in cui si può riflettere sulla società contemporanea senza perdere di vista l’ironia, il divertimento, la risata, la leggerezza.

11- Oppenheimer (Christopher Nolan)
Il miglior lavoro di Nolan da almeno 15 anni a questa parte? Probabilmente sì. Un film di valore assoluto, con due strepitosi interpreti su tutti (Murphy e Downey Jr), un incipit coinvolgente, una parte centrale meravigliosa (il famigerato test Trinity) e una scena finale grandiosa. Un film che ti porti appresso anche nei giorni successivi ed è questo il suo merito più grande.

10- Foglie al Vento (Fallen Leaves, Aki Kaurismaki)
Una sorta di Ryan Gosling finnico incontra un’impiegata di supermercato: i due, dopo essersi incrociati in più occasioni, finalmente cominciano a frequentarsi, a perdersi, a ritrovarsi, quindi a rincorrersi. La trama è molto simile a quella di molti film di Kaurismaki (vedi la cosiddetta “trilogia dei perdenti”), così come l’estetica, la fotografia, i temi affrontati, ma qui è tutto molto “più”: più maturo, più divertente, più tenero, più umano, più musicale, più cinefilo. Irresistibile.

9- Il Sol dell’Avvenire (Nanni Moretti)
Vera e propria finestra sulla mente di Moretti, Il Sol dell’Avvenire offre una moltitudine di chiavi di lettura, dalla polemica nei confronti della struttura “industriale” ricercata dalle piattaforme streaming, alla nostalgia nei confronti di un attivismo politico ormai in fase terminale, senza perdere di vista il nocciolo di tutto, di tutti: l’ineluttabilità del tempo che passa. E così, tra un capolavoro di Fabrizio De André all’immancabile hit di Battiato, Nanni Moretti centra il suo personalissimo 8 e 1/2, facendoci lasciare la sala più ricchi e al tempo stesso più leggeri di come c’eravamo entrati.

8- Decision to Leave (Haeojil Gyeolsim, Park Chan-wook)
L’ultimo lavoro di Park Chan-wook parte come un thriller in cui si cerca di scoprire la verità sulla morte di un uomo precipitato da una parete di montagna e lentamente si dipana invece come uno dei film più romantici degli ultimi anni. Nel film di Park c’è infatti un universo di non detti che va oltre il linguaggio verbale e che, come una frana, diventa sempre più dirompente man mano che si procede. Una sorta Basic Instinct diretto da Wong Kar-wai, se non fosse che gli interpreti qui lavorano di sottrazione, le scene sono apparentemente calme come montagne, al cui interno però si muovono maree di amore e disperazione.

7- Il Cielo Brucia (Afire, Christian Petzold)
Due ragazzi si recano nella residenza di famiglia di uno dei due, nel nord della Germania, per trovare la pace necessaria a completare i propri incarichi: uno deve sviluppare un portfolio fotografico per essere ammesso alla scuola d’arte, mentre il protagonista, scrittore, deve finire il suo romanzo. Nella casa però trovano una bella ragazza che cambierà gli equilibri in gioco, mentre nella regione intorno a loro la foresta va a fuoco a causa di un terribile incendio. Il film mi è piaciuto da morire, è ironico, drammatico, divertente, con un protagonista eccezionale: quante volte anche noi ci siamo sentiti a disagio mentre tutti gli altri intorno sembrano vivere la giornata in allegria e leggerezza? Sorprendente.

6- Gli Oceani Sono i Veri Continenti (Los océanos son los verdaderos continentes, Tommaso Santambrogio)
Siamo a Cuba, in un bianco e nero che sembra uscito dall’occhio di un fotografo Fine Art: ci sono due ragazzini che sognano di diventare campioni di baseball, due amanti che si barcamenano tra la propria arte e l’eterno conflitto sul restare o partire e poi c’è un’anziana signora che ancora aspetta il ritorno del suo amato, partito soldato decenni prima e mai ritornato. Un film poetico, in cui passato, presente e futuro di Cuba calzano perfettamente addosso ai personaggi, in un’altalena di nostalgia e malinconia, dove c’è talmente tanta umanità e tenerezza da farti venir voglia di saltare dentro lo schermo e di abbracciare tutti. Esordio clamoroso.

5- Killers of the Flower Moon (Martin Scorsese)
Scorsese indaga ancora una volta i lati contorti e perversi del potere, in uno splendido fiume d’immagini lungo 206 minuti. Non c’è indulgenza in questo suo nuovo lavoro, né tantomeno ironia. Non ci sono insomma i Rolling Stones o Derek and the Dominos a rendere cool gli omicidi: c’è dolore, sofferenza, desiderio di giustizia. Un film che suona tutte le corde del cinema di Scorsese, una storia di avidità capitalista, capace di raccontare gli Stati Uniti meglio di chiunque altro: un Paese nato dalla convinzione di poter appartenere a chiunque avesse abbastanza forza e prepotenza da poter allungare la mano per prenderselo. Can you find the wolves in this picture?

4- Anatomia di una Caduta (Anatomie d’une chute, Justine Triet)
Come suggerisce il titolo, Justine Triet analizza a fondo “una caduta”: sia quella di Samuel Maleski, sulla quale il film indaga in tutti i suoi 150 minuti il mistero dietro la morte, sia la caduta libera di una relazione, di cui scopriamo segreti e rancori tra interrogatori e rivelazioni. Ma più in alto si sale nella ricerca della verità, più dolorosa, per tutti, sarà forse la caduta. Palma d’Oro a Cannes per un film straordinario.

3- As Bestas (Rodrigo Sorogoyen)
Una coppia di francesi si stabilisce nella campagna galiziana dove, per una serie di motivi, incontra l’ostilità di due fratelli, vicini di casa. Tra tentativi di conciliazione e bisogno di affermare i propri diritti, la situazione ben presto degenera. 9 premi Goya: troppo poco per un film che, se non è un capolavoro, ci va davvero molto vicino. Un plot twist a metà film, un cambio di registro che non fa arretrare la storia neanche di un millimetro, lasciandoci appiccicati allo schermo alla ricerca di una qualche forma di giustizia. Una volta visto, sarà parecchio difficile riuscire ad allontanarsi da quei boschi della Galizia.

2- Gli Spiriti dell’Isola (The Banshees of Inisherin, Martin McDonagh)
Quando c’è di mezzo Martin McDonagh, c’è di mezzo la genialità. Stavolta il regista londinese ci porta indietro di cent’anni, dal Missouri del film precedente a questa fantomatica isoletta irlandese, la Inisherin del titolo originale, dove in un villaggio di poche anime due migliori amici si ritrovano improvvisamente ai ferri corti. Una tragicommedia dove la disperazione esistenziale tra chi non vuole più sprecare un minuto della sua vita e chi invece non vuole rassegnarsi alla solitudine si snoda come una scazzottata psicologica, in un’escalation di rappresaglie da far impallidire la guerra civile che percepiamo dall’altra parte del mare. Assurdamente beffardo, tragicamente ironico, infinitamente dolce.

1- Aftersun (Charlotte Wells)
Film d’esordio di Charlotte Wells, un’opera di rara bellezza e delicatezza, che non smette un istante di farti emozionare e di tenerti assolutamente aggrappato alla storia. Siamo negli anni 90, c’è una bambina in vacanza in Turchia con suo padre, con cui non vive. I due passano del tempo meraviglioso insieme, si vogliono bene, eppure per tutto il film c’è un’ombra che incombe, una sensazione di costante pericolo, come se ci fosse il ticchettio di una bomba in sottofondo, che ci lascia in tensione in attesa di un’eventuale esplosione. Film di rara malinconia e profonda bellezza, una delle scritture più toccanti e riuscite degli ultimi anni, con due attori pazzeschi (che esordio per la giovane Francesca Corio!) e una colonna sonora diegetica assolutamente imperdibile. Straordinario.


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Comments

3 risposte a “Top 20 – I Miei Film del 2023”

  1. Avatar wwayne

    Io invece ho pubblicato una Top 10: https://wwayne.wordpress.com/2023/12/31/i-10-film-piu-belli-che-ho-visto-nel-2023/. Hai visto qualcuno dei film che ho nominato?

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    1. Avatar AlessioT

      Alcuni sì, ma non tutti mi sono piaciuti. 🙂
      Io ne ho visti 196 quest’anno, quindi una classifica del genere sarebbe davvero complicata da fare 😀

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      1. Avatar wwayne

        Posso chiederti quali hai visto e quali non ti sono piaciuti?

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