Capitolo 283

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Comincia Aprile, si gira un’altra pagina del calendario e tutte quelle grandi X rosse che avevo segnato nel mese di marzo ora sono una lunga pagina bianca, che speriamo di poter riempire con la fine di quest’isolamento casalingo. Tuttavia il cinema continua a salvare le mie serate, soprattutto in questo periodo in cui mi sento una sorta di incrocio tra Jack Torrance e il tizio di Parasite che vive nel sottoscala. In questo capitolo c’è tanto bianco e nero, tanto Billy Wilder e tanto Cinema con la C maiuscola: ora che ho preso questa abitudine, sarà dura rinunciarvi.

Un bacio e una pistola (1955): Amo molto il cinema noir, tuttavia mi sono reso conto che non avevo mai visto alcuni capisaldi del genere. “Kiss me deadly”, titolo originale di questo film di Robert Aldrich, è tra questi: un burbero investigatore privato è testimone dell’uccisione di una donna, gli viene chiesto più volte di tacere ma lui non si dà pace e cerca di scoprire la verità. Per essere un film del 1955 ha degli elementi incredibilmente moderni, con scene omaggiate poi da David Lynch (l’incidente di Mulholland Drive ad esempio) e da Tarantino (il McGuffin della valigetta in Pulp Fiction). Molto bello.

La vita nascosta (2019): Forse il miglior film di Malick dai tempi di The Tree of Life. La storia vera di un contadino austriaco contrario al Reich, che si rifiuta di andare in guerra per i nazisti. Ovviamente tutto ciò gli procurerà qualche problemino. Già che si tratta di una storia vera vi può già far capire che stavolta una storia c’è, Malick torna infatti ad un cinema un po’ più narrativo rispetto ai film precedenti e i risultati sono eccellenti. Come al solito si resta imbambolati davanti alla bellezza delle immagini, le riprese grandangolari, l’uso della musica e della voce off. Bellissimo, doveva uscire al cinema il 9 aprile, molto presumibilmente lo vedremo in sala alla fine di questo periodaccio.

L’appartamento (1960): Avevo visto una scena di questo film nelle clip introduttive della Festa del Cinema dello scorso autunno, dove prima di ogni proiezione viene sempre mostrata una piccola scena di un vecchio film. Ho pensato finalmente di vederlo e mi sono trovato davanti ad una pellicola meravigliosa, dove il fantozziano Jack Lemmon, per compiacere i superiori e ottenere una promozione, offre il suo appartamento per le scappatelle del capo di turno. I problemi sorgono quando si innamora di una delle donne del direttore generale. Romantico e malinconico al punto giusto, senza mai strafare, fa ridere ma al tempo stesso è pervaso da un non so che di amaro. Mezzo punto in meno per gli spaghetti messi sotto l’acqua fredda dopo esser stati scolati. Film stupendo, comincia così la rassegna dedicata a Billy Wilder.

La fiamma del peccato (1944): Altro classico del cinema noir, altro film di Billy Wilder. Un assicuratore si innamora, ricambiato, della moglie infelice di un uomo crudele e, dopo avergli piazzato una bella assicurazione sulla vita, si accorda con la moglie per ucciderlo. Sembra l’omicidio perfetto, ma non tutto è come sembra. Splendido esempio di suspense, visto che il film si apre con la confessione del protagonista, permettendoci di venire subito a conoscenza del suo destino. FIlmone.

Viale del Tramonto (1950): Ancora Billy Wilder, stavolta in un film che abbiamo studiato e ristudiato in tutti i modi ai tempi dell’università. Secondo me uno dei più grandi film della storia del cinema, è uno di quei rari esempi di film perfetto, oltre che una delle più strabilianti interpretazioni che abbia mai visto in un film, quella di Gloria Swanson nei panni di una ex-diva del cinema muto, Norma Desmond (“Io sono sempre grande, è il cinema che è diventato piccolo”). Anche in questo caso il racconto ci è offerto interamente in flashback dal punto di vista del protagonista e tu puoi solo stare là, ad ammirare cos’è il Cinema quando ogni cosa si incastra perfettamente: “Eccomi, De Mille, sono pronta per il mio primo piano!”. Capolavoro.

Sideways (2004): Ogni tanto, ogni due o tre anni circa, devo rivedere questo film di Alexander Payne, uno di quei film che mi fanno stare bene, che mi fanno sentire a casa. Pensate che, per le cose della vita, ai tempi lo vidi al cinema per ben tre volte e a questo film è legata una delle serate più divertenti che abbia mai vissuto all’interno di una sala cinematografica. Un road movie in cui due amici, diversissimi tra loro, passeranno una settimana tra i vigneti della California prima del matrimonio di uno dei due: il problema è che Miles e depresso, mentre il futuro sposo vuole assolutamente rimorchiare una ragazza prima di doversi sposare. Tanto buon vino, tante risate, tanta voglia di viaggiare ma soprattutto il solito tocco agrodolce di Payne. Film meraviglioso.

Mulan (1998): La mia ragazza ha deciso di sfruttare la settimana di prova gratuita di Disney+ e così mi ha costretto a vedere un classico che non avevo mai visto. Mulan ha tutti gli elementi che possono piacermi in un film d’animazione, difatti è un bel film (tranne quando cantano, che palle!), il problema è che ormai sono troppo grande per apprezzare questi film, il bambino che è in me però lo avrebbe amato. L’unico classico Disney che vedrei (e che vedrò) fino alla fine dei miei giorni è “Robin Hood”, che è un capolavoro immenso, che forse rivedrò ancora una volta prima della scadenza della settimana di prova. Ad ogni modo non darò mai un euro a Disney+: non ho figli ai quali far vedere i classici, non ho il minimo interesse per i tizi in pigiama della Marvel, amo follemente Star Wars ma li so a memoria.

Fino all’ultimo respiro (1960): Altro classicone che non può mancare nel cuore di uno studente del DAMS: ai tempi dell’università amavo follemente uno dei film più iconici della Nouvelle Vague, scritto da Truffaut e girato da Godard. Amavo il modo in cui il cinema potesse raccontare gli umori della strada (nelle scene sugli Champs-Elysees è evidente come i passanti si voltino a guardare la macchina da presa, ignari che si stava girando un film), amavo il sorriso di Jean Seberg (chi non è stato innamorato di lei? Chi non ha avuto il cuore spezzato al pensiero che si è tolta la vita a 40 anni?), amavo l’entusiasmo di questa generazione di cineasti capaci di usare la trama come pretesto per dialogare di amore, di quotidianità, di vita (motivo per cui amo tanto anche il mumblecore americano, che della Nouvelle Vague ha raccolto lo spirito e le intenzioni). Amo ancora tutto ciò ed è bello vedere che niente è cambiato, anche a distanza di oltre dieci anni dalla fine dell’università (non a caso è uno dei film scelti come “Film della vita” all’interno del progetto FILM PEOPLE, che vi invito a scoprire).

SERIE TV: Aspettando la quarta stagione de “La Casa di Carta”, che arriva domani e che presumibilmente troverete nel prossimo capitolo, sto vedendo giusto l’episodio settimanale di Better Call Saul, che come sempre è una serie di livello altissimo. Proprio ieri sulla pagina facebook di Una Vita da Cinefilo ho domandato ai miei lettori quale rewatch stessero facendo in questo periodo di isolamento e, tra i vari “How I Met Your Mother” e “Friends”, ho ricevuto ben due risposte che mi parlavano del rewatch di “una delle serie più geniali e divertenti mai scritte”: Community. Io non l’avevo mai sentita nominare e visto che sempre ieri Netflix ha inserito tutte e sei le stagioni di questa serie, ho deciso di darle un’occhiata per curiosità. Ho visto due episodi e, oltre a essermi nuovamente innamorato di Gillian Jacobs (era Mickey nella bella serie di Judd Apatow, “Love”, che è sempre su Netflix), ho apprezzato le dinamiche e il potenziale di questo telefilm incentrato su un gruppo di studio all’interno di un college di infimo ordine. Andrò avanti, chissà che si riveli una sorpresa.

Un commento Aggiungi il tuo

  1. Alessandra ha detto:

    Tutti film magnifici, ma Viale del Tramonto e Fino all’Ultimo Respiro (soprattutto il primo) sono film proprio del cuore per me. Better Call Saul continua ad essere bellissimo, Bob Odenkirk mito assoluto.

    Piace a 1 persona

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