Recensione “La Favorita” (“The Favourite”, 2018)

Yorgos Lanthimos continua la sua ascesa nel Cinema con la C maiuscola e la sua bravura sembra non avere limiti, se non quelli che si pone lui stesso. Il regista greco stavolta si affida ad una coppia di sceneggiatori (che aggiungono molta ironia allo stile di Lanthimos, tipicamente cupo), spostando la sua attenzione all’interno della corte della Regina Anna, nel XVIII° secolo.

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Recensione “Benvenuti a Marwen” (“Welcome to Marwen”, 2018)

Sarà capitato a molti di noi, in un momento di difficoltà, di trovare consolazione in qualcosa di creativo, o più in generale nell’arte. C’è magari chi, dopo un lutto, si è messo a dipingere, chi, dopo aver rotto con una ragazza, ha cominciato a scrivere un romanzo, oppure semplicemente chi ha trovato rifugio nelle canzoni o nei film per sconfiggere i propri demoni del momento.

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Recensione “Thunder Road” (2018)

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Un film destinato a diventare un cult: due anni fa mi capitò sotto gli occhi il cortometraggio di un certo Jim Cummings che aveva appena vinto il premio della giuria al Sundance (potete vederlo qui). Caso volle che il titolo di quel cortometraggio era lo stesso della mia canzone preferita e di quella che, a mio modesto parere,  è la più grande canzone mai scritta: “Thunder Road” di Bruce Springsteen (che ovviamente è il motivo attorno al quale si svolge la storia). Grazie ad una raccolta fondi su Kickstarter quel cortometraggio di 12 minuti oggi è un film di un’ora e mezza che sta riscuotendo premi e applausi in mezzo mondo: Jim Cummings scrive, dirige e interpreta un’opera prima di incredibile forza e commovente bellezza, trattando con ironia e sprazzi di talento temi piuttosto delicati come l’elaborazione del lutto e la difficoltà di essere padre.

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Capitolo 244

MCDSIDE FE021

Nello scorso capitolo apparivo preoccupato per l’allora imminente inizio dei Mondiali, poiché temevo che avrebbero tolto tempo prezioso da dedicare ai film. E invece niente, l’organizzazione è stata talmente brava a piazzare la partita serale alle 20 da permettermi di cominciare con tutta calma un film alle 22.30. Cinema e Mondiali possono dunque coesistere e lo fanno anche per bene (con tutte le derivazioni e deviazioni del caso: solo io guardando giocare Witsel del Belgio ho pensato a Rembrandt de “I guerrieri della notte”? Sì? Va bene). Se solo si potesse vivere soltanto di calcio e film (e serie tv ovviamente, e anche Bruce Springsteen)…

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Recensione “Memories of Murder” (“Sar-in-ui chu-eok”, 2003)

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Qualche giorno fa sulla pagina Facebook di Una Vita da Cinefilo avevo deciso di invertire i “ruoli” chiedendo a voi consigli su un film da vedere. Ne è uscita fuori una lista piena di titoli davvero interessanti (ho i lettori migliori del mondo, è ufficiale), tra questi c’era questo film coreano del 2003 firmato da Bong Joon-ho, regista di “Snowpiercer” e “Okja”. Considerato uno dei migliori film coreani di questo secolo, “Memories of murder” è un thriller che non ha assolutamente nulla da invidiare ai titoli più blasonati di Hollywood e anzi è strano che la macchina da film statunitense, sempre pronta a rigirare i migliori film del cinema asiatico (e non solo), abbia rinunciato alla tentazione di un remake.

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Capitolo 243

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La vita è un’altalena tra una serie tv e qualche bel film. Nel senso che appena smetto di seguire serie tv mi ritrovo con un sacco di film da vedere. Giugno è giunto, comincio a intravedere le vacanze e già sono mentalmente proiettato nel mio paradisiaco rifugio pugliese a guardare Netflix sotto le stelle (oltre che a sguazzare nel mare e a mangiare cose buone, ma questo è un altro discorso). Tra una settimana inoltre cominciano i Mondiali e, anche senza Italia, sarà molto dura far coesistere il cinema con, che ne so, Giappone-Senegal.

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Recensione “Mektoub, My Love: Canto Uno” (2017)

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2 ore e 54 minuti che volano in un soffio, come un’estate carica di desiderio. Un’estate che vola via tra gli sguardi dei suoi personaggi, sui sapori dei pasti che consumano, sulle note assordanti delle musiche che ballano. Abdellatif Kechiche, dopo il meraviglioso “La vita di Adele”, si conferma ancora una volta un maestro puro che attraverso il suo cinema riesce ad immergerci profondamente nei pensieri dei personaggi: l’utilizzo costante della camera a mano, uno dei marchi di fabbrica del regista, ci trasporta tra i vicoli di Sète (paesino del sud della Francia in cui si svolge la storia) e abbiamo quasi l’impressione di sentire sulla nostra pelle la canicola estiva, gli odori della campagna o il mormorio rinfrescante del mare.

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Capitolo 241

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Come al solito uno non si può distrarre un attimo e si ritrova con un altro capitolo pieno di film: 8 pellicole viste nelle ultime due settimane, complici i giorni di festa, il ponte del 25, quello del Primo Maggio e le ferie forzate. Mi sto lamentando? Giammai. Tre proiezioni stampa (prima di Cannes c’è sempre un bel pienone), due rewatch del passato, un paio di film su Netflix, una capatina al cinema e un bel po’ di episodi di serie tv, tanto per non farsi mancare niente. Via con la sigla, perché c’è molto di cui parlare.

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Capitolo 239

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La vita di un cinefilo è strana: nello scorso capitolo per mettere insieme cinque film ci sono volute un paio di settimane. Adesso invece, complici le vacanze di Pasqua, dopo già una settimana mi ritrovo con sette film di cui parlare, quattro dei quali appartengono ai mirabolanti anni 80 (sarà la febbre “Ready Player One”, sarà un po’ di nostalgia). Tra l’altro la prossima settimana ci sono i cinemadays, quattro giorni di cinema a 3 euro (da lunedì 9 a giovedì 12). Prevedo scorpacciate.

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