Oscar 2018: Le scene più belle dei candidati come Miglior Film

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Ho finalmente visto tutti e nove i film candidati come Miglior Film ai prossimi Academy Awards. Si tratta di nove film senza dubbio interessanti, alcuni bellissimi, altri un po’ meno, ma una cosa è certa: ognuno di essi è una conchiglia che racchiude una o più perle al suo interno. In ognuno di essi c’è (almeno) una scena che ci ha dato grandi emozioni, sensazioni che porteremo con noi fino alla cerimonia del 4 marzo, notte in cui si svolgerà la novantesima edizione degli Oscar. In seguito affronteremo l’annosa questione riguardante chi vincerà e chi spero che vinca (anche per quanto riguarda le altre categorie, stay tuned), nel frattempo andiamo a goderci una carrellata di scene selezionate e raccontate dal sottoscritto: una per ognuno dei nove film nominati come Best Picture. Ovviamente, per quanto riguarda i film che non avete ancora visto, è consigliabile saltare la lettura per evitare spoiler e rivelazioni importanti.

Lady Bird
Nel gioiello di Greta Gerwig sono davvero tantissime le scene memorabili, dalla corsa in aeroporto allo splendido dialogo d’apertura tra madre e figlia. Su tutte, la scena finale del film è una di quelle che ti entrano nel cuore. Christine, una volta giunta a New York, telefona a casa per parlare con i genitori e lascia un messaggio in segreteria per sua madre. La ragazza è dispiaciuta di non aver potuto parlare con lei di quando ha guidato per la prima volta per le strade di Sacramento e, mentre racconta le sue emozioni, il montaggio ci mostra alcuni luoghi della città: case, strade, locali, ponti, bar e “tutto quanto”, alternando in uno splendido stacco di montaggio Christine e poi sua madre alla guida della stessa automobile. Dopo averle viste scannarsi per le due ore precedenti, questo momento di riappacificazione, costruito sui ricordi di un’esperienza comune, non può che catturare i nostri sentimenti. Nostalgica.

Chiamami col tuo nome
Nel sorprendente film di Guadagnino ci sono molte scene degne di nota, una su tutte è però destinata a restare impressa nei nostri ricordi: il discorso di Michael Stuhlbarg a suo figlio Timothée Chalamet. Quello del padre, il signor Perlman, è un ruolo abbastanza marginale per tutto il film, serve più che altro a creare la connessione tra Elio e il dottorando Oliver. Il personaggio resta sullo sfondo per gran parte della pellicola, fino ad emergere nel meraviglioso discorso di cui parlavo prima. Il signor Perlman esce dall’ombra e mette sul tavolo tutti i rimpianti e le crepe del suo cuore per dare al figlio la fiducia e quella libertà di vivere la propria vita che ogni genitore dovrebbe concedere. Si potrebbe dire che in questa scena Elio vede per la prima volta suo padre a nudo, per quello che è, che è stato e che sarà. Poetica.

La forma dell’acqua
Non ho amato particolarmente il film di Del Toro, ma è impossibile non concedergli l’applauso in alcune scene (due o tre sono davvero sensazionali). La più bella probabilmente è l’omaggio del regista alla Hollywood di un tempo, in un momento quasi onirico in cui la muta protagonista e la creatura anfibia, che finora hanno comunicato a gesti, cantano e danzano come in un vecchio musical in bianco e nero, dando finalmente voce (letteralmente!) a questa loro strana e particolare storia d’amore. Magica.

Tre manifesti a Ebbing, Missouri
Qui la scelta non è per niente facile perché il film di McDonagh è costituito da una serie praticamente ininterrotta di sequenze formidabili, per cui è davvero arduo scegliere una scena in particolare. Se proprio devo descriverne una, scelgo allora il primo dialogo tra Woody Harrelson e Frances McDormand: incontriamo per la prima volta Willoughby e pensiamo, dopo aver visto il suo nome su uno dei tre manifesti, che quello tra lui e Mildred sarà come uno scontro tra la buona e il cattivo. Willoughby invece si presenta con il cappello in mano, scopriamo la sua umanità e veniamo a conoscenza della sua malattia. Da quello che si preannunciava come un primo scontro a fuoco del film, scopriamo invece un prezioso momento di assoluta intimità, un dialogo perfetto che ci fa capire esattamente con chi avremo a che fare per il resto del film. Hanno entrambi ragione in fondo. Umana.

The Post
Forse il miglior film di Spielberg degli ultimi quindici anni, assurdo non vedere il nome del regista nella cinquina dei migliori, ma di questo parleremo in altra sede. Anche qui di scene memorabili ne abbiamo parecchie, ma quella che su tutte mette i brividi arriva nel finale: Meryl Streep balbetta di mandare in stampa il giornale con le rivelazioni del Pentagono, il suo ordine al telefono è tanto debole ed esitante quanto immenso e gigante è il suo gesto. In redazione, sotto i piedi di Bob Odenkirk, la terra trema: sono le rotative del Washington Post che finalmente si mettono in moto per non piegarsi al potere della censura. Coraggiosa.

Scappa – Get Out
La grande sorpresa degli Oscar, un horror oggettivamente buono che improvvisamente si è ritrovato catapultato sul palco più prestigioso. Non è quello che si direbbe un “film da Oscar”, ma negli States ha creato così tanto scalpore che, insomma, si sa come sono fatti gli americani… Anche qui ci sono due o tre scene stupende, dall’ipnosi alle lacrime della sorridente ed inquietante cameriera della casa, ma su tutte ho scelto questa scena: a causa di una fotografia col flash, uno degli invitati alla villa, un ragazzo afroamericano, si sveglia improvvisamente dal suo stato catatonico e allarma il protagonista dicendogli di fuggire immediatamente. Si tratta del primo grande campanello d’allarme per lo spettatore: qualcosa di molto brutto è sul punto di accadere. Che brividi. Ansiogena.

Il Filo Nascosto
La messa in scena di Paul Thomas Anderson è talmente impeccabile che trovare una scena migliore di un’altra è un lavoro piuttosto difficile. Si tratta del classico film bellissimo che non mi è piaciuto, un ossimoro piuttosto raro, privilegio riservato ad un grande maestro di cinema come Anderson. Tuttavia se c’è un momento che ho trovato davvero affascinante è quello del primo appuntamento tra Woodcock e Alma: c’è una poesia unica nella bellezza del loro approccio, lui fa domande, lei risponde, poi il meraviglioso Daniel Day Lewis porta la ragazza nel suo studio, dove comincia a prenderle le misure, innamorandosi delle sue forme. Elegante.

Dunkirk
Christopher Nolan ha messo in scena un film che fa della fluidità della sua narrazione, nonostante i diversi piani temporali, un punto di forza. Motivo per cui non si tratta di un film in cui le scene sono studiate come fossero capitoli di un romanzo, quanto un flusso di coscienza difficilmente suddivisibile. In tutto ciò è però possibile individuare dei momenti di grande potenza visiva: impossibile non citare l’attuazione dell’operazione Dynamo, in cui migliaia di imbarcazioni civili britanniche giungono sulle coste di Dunkerque per evacuare i soldati e salvarli da morte certa. Sicuramente uno dei momenti di cinema più intensi dell’anno scorso. Potente.

L’ora più buia
Un film che si regge interamente sulle larghe spalle di Gary Oldman (ha già l’Oscar in mano) lascia la sua migliore scena nelle mani di un manipolo di comparse, splendidamente orchestrate dal protagonista. Winston Churchill deve andare a Westminster per esprimere davanti al Parlamento la sua decisione sulla guerra con i nazisti. I suoi consiglieri da tempo gli suggeriscono di firmare un armistizio, concedendo ai tedeschi l’Europa in cambio dell’indipendenza del Regno Unito, ma il Primo Ministro non ha ancora deciso come comportarsi. Churchill si reca a Westminster in metropolitana, dove si ferma a chiedere consiglio a un gruppo di comuni cittadini: “Se dovesse accadere il peggio e il nemico comparisse per le nostre strade, cosa fareste?”. La risposta è unanime e ci fa quasi alzare in piedi dalla voglia di esserci: “Combatteremmo i fascisti, con qualsiasi cosa. Con le scope, strada per strada, non prenderanno mai Piccadilly!”. Un armistizio con Hitler? “Never! Never! Never!”. In un mondo in cui sono i politici a prendere decisioni per il popolo, in questa splendida scena avviene il contrario: sono i cittadini a dare al loro leader la giusta motivazione per proseguire nella guerra contro i nazisti, per la libertà di un intero continente, fino al memorabile discorso alla Camera dei Comuni del 3 giugno del 1940. Storica.

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